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AGAPORNIS PERSONATUS:esperienza d'allevamento di L.Bernardis

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AGAPORNIS PERSONATUS:esperienza d'allevamento di L.Bernardis

Messaggio Da Cristiano Ferrari il Lun Dic 12, 2011 8:48 pm

Premessa
Un giorno d’estate camminando per le strade della mia città, passo davanti alla vetrina di un negozio per animali e l’occhio mi cade su due piccoli pappagalli dai colori marcati (verde – giallo – nero) ed appariscenti: erano bellissimi!
Folgorato entro e controllata l’età sull’anellino, li compro subito e fortunatamente il negoziante mi informa anche della normativa Cites in vigore per questa specie e mi rilascia il relativo documento: ero entrato in possesso della mia prima coppia di Agapornis, precisamente della specie Agapornis personatus!!

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Alloggiamento
In quel periodo mi dilettavo ad allevare specie indigene (lucherini, verzellini, organetti, crocieri, ecc..) e canarini Lizard e non avevo mai allevato psittacidi: partivo quindi da zero ma con tanto entusiasmo per la novità. Senza perdere tempo mi sono informato nel web ed in libreria sulla specie che avevo acquisito e facilitato anche dall’indole docile della coppia, sono riuscito ad ambientarla facilmente nel mio locale d’allevamento, alloggiandola in una gabbia da 60 cm. con mangiatoia interna ed accessori vari. Nel frattempo avevo sviscerato la normativa Cites per gli esemplari in Allegato B e richiesto anche il registro all’ufficio competente: con tutti quelli che avevo già per gli indigeni …..registro più, registro meno…..non faceva per me differenza.

Alimentazione
L’alimentazione degli A. personatus non si discosta molto da quella delle altre specie comuni di Agapornis e quindi aiutato dalle altrui esperienze reperite nel web, in breve tempo la mia coppia si adattò ad una dieta varia e ricca (ma non troppo carica) che fornii loro fino alla primavera seguente, periodo in cui avevo deciso di tentarne la riproduzione. Fornivo quindi un misto semi del commercio con poco girasole, mela, verdura, osso di seppia, grit marino e spighe di panico. La coppia si presentava in perfetta salute ed era abbastanza socievole anche se da neofita mi sarei aspettato un più stretto legame con l’allevatore: solamente più avanti venni a sapere che questa specie non era molto docile caratterialmente. Nel frattempo avevo preso contatto tramite internet con il CIAA (Club Italiano Allevatori Agapornis) ed ero entrato a far parte di una numerosa cerchia di appassionati come me del genere Agapornis ………..ma questa è un’altra storia.

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Allevamento
Orbene, arrivata la primavera e posizionato il nido a cassetta orizzontale, ho messo a disposizione della coppia materiale vario e rametti di salice e subito iniziò l’attività febbrile delle femmina per l’approntamento del nido. Dopo una quindicina di giorni apparve il primo ovetto e nei giorni successivi gli altri tre: alla speratura erano tutti fecondi. La coppia portò avanti la cova normalmente e verso il 23° giorno dalla deposizione del secondo uovo, iniziò la schiusa e nacquero 4 bei pullus però diversi fra loro: alcuni avevano il piumino rosso altri l’avevano grigio-bianco.
Dopo un’altra rapida ricerca, venni così a conoscenza che la mia coppia ancestrale era portatrice di mutazione recessiva della serie blù! Contentissimo aspettai con impazienza che i pullus si impiumassero fornendo alla coppia cibo in abbondanza con aggiunta di pastoncino secco e morbido.
Da novizio della specie e della genetica degli Agapornis all’inizio non capivo bene che mutazioni erano apparse, ma al momento dell’involo fu chiaro che avevo svezzato un pullus verde ed uno di un verde più scuro, un pullus in mutazione blù e l’ultimo in mutazione malva!
Dopo altra affannosa ricerca, capii che oltre ad essere portatori di blu, i miei esemplari, che io credevo ancestrali, erano anche entrambi verde scuro (SF) dato che erano eguali: solo così si poteva spiegare la nascita di un novello color malva. Avevo evidentemente acquisito senza saperlo (ma neppure il negoziante) esemplari mutati ed anche portatori di altra mutazione, direi una piacevole sorpresa che mi ha stimolato nel proseguire l’allevamento di Agapornis.

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Conclusioni
Ricordo sempre con piacere questo assortito quartetto di novelli, i primi per me del Genere Agapornis e devo dire che in una sola covata ho davvero appreso molte cose su questa specie e mi sono anche dovuto addentrare nella genetica delle mutazioni, cosa che fino ad allora non ritenevo interessante, infatti allevavo solo indigeni ancestrali e consideravo gli esemplari mutati una “forzatura” non necessaria. Ed ancora oggi per me l’ancestrale è superiore al mutato come bellezza ed accostamento di colori, salvo poche eccezioni.
Fatto stà che attualmente allevo solo Agapornis (A. taranta) e ho smesso tutte le altre specie che tenevo in allevamento: gli Agapornis sono molto più stimolanti a mio parere e l’unica specie di cui ho rimpianto e che può competere con loro sono i lucherini, in quanto allevarli in gabbia è davvero un’esperienza ed uno spettacolo che non si dimenticano: direi che ho ritrovato negli A. taranta la stessa socialità, ponderatezza ed etologia che esprimevano i miei lucherini.-

Luca Bernardis

Su gentile concessione dell'autore Luca Bernardis
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...ASPETTANDO IL RITORNO DEGLI ANUNNAKI

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